The Cambridge Mind
Suicidi

A: Dimmi due parole di conforto…

B: Sto valutando il suicidio

A: Prima o dopo il PD?

Anche al Nord

A: I compagni ieri hanno scoperto i panini del mitico Sarni, l’autogrill terrone.

B: Un Sarni c’è pure ad Affi, sull’autostrada del Brennero.

A: Vedi che ha ragione Saviano?


Primo Maggio

Oggi sembrano ancora risuonare nell’aria le urla che dalla piazza di Chicago del Primo Maggio 1886 quattrocentomila operai scandirono, gli uni accanto all’altro, neri e bianchi, uomini e donne, per avere otto ore di lavoro, otto di sonno e otto di svago, cioè la richiesta ovvia di una vita dignitosa alla quale non sopravvivere. Senza conoscere un rigo di teorie economiche, senza sapere nulla o quasi di Marx ed Engels, senza avere la pretesa di chiedere l’impossibile, ma solo il possibile che è poi accaduto.

Dieci motivi per cui (forse) vale la pena vivere

1) La mozzarella di percolato aversana

2) Gigi D’Alessio che collassa strafatto sul palco

3) Andare con la persona che più ami sulla tomba di Raffaello Sanzio ed accorgerti che lei è rimasta in macchina, tra l’altro ti sta guardando malissimo

4) Il gol di Peppe Culo ai giardinetti sotto casa mia nel ‘94, di culo; prima infatti si chiamava Peppe e basta

5) Il MO.S.E.

6) Bob Marley che canta Redemption Song, ascoltato nelle cuffie mentre ti ferma la Digos. Oh cazzo il fumo!

7) Tuffarsi nel mare profondo, dove il mare è mare. Ma soprattutto profondo.

8) Sognare di tornare a casa dopo che ti è stata demolita da coloni israeliani.

9) Fare l’amore in un pomeriggio d’estate. In macchina e coi finestrini chiusi. Sulla A3. Durante un inaugurazione. Con Altero Matteoli in macchina.

10) Dopo una giornata in cui hanno raccolto le firme contro di te, accendere il computer e trovare una mail di tuo fratello che dice “hanno messo i sigilli al cantiere”

(Impregilo)

Il calabrone della notte

Alle tre di notte, dopo svariati tentativi, sono riuscito a prendere sonno. Vicino al mio letto è passato un essere maligno, a bordo di un veicolo che emetteva un rumore senza paragoni nella scala cacofonica universale. Era qualcosa che stava tra una sega elettrica, una zanzara smarmittata e la colica di una Formula Uno.

Il rumore è iniziato da chilometri di distanza e si spento solamente all’alba. Non sono riuscito a vedere questo terribile calabrone della notte. Un mio amico mi dice che dovrebbe trattarsi di un vecchietto su un minuscolo motorino. Ma per tutta la notte gli improvvisati blocchi stradali operati nella mia stanza e i ripetuti agguati non hanno dato alcun esito.


Lezioni di vita

Per scoprire a 30 anni quanto è buono un bicchiere di vino con un paio di amici prima di tornare a casa a fare all’amore con una signorina meravigliosa, devi avere 20 anni e berti i peggiori vodcaredbull in una discoteca piena di gente cercando di scoparti al prima che passa nel cesso. […] Prima di imparare quanto è buona una canna sul divano di casa, devi farti almeno un pippotto di metanfetamine sulle scale pisciate dai cani di uno squat di Berlino. [...] Non c’è davvero niente di più umano che guardare con simpatia il coglione che si è stati.

(Massirulez, il nostro nuovo pensatore di riferimento)

Lettera a Togliatti

Monteveglio (Bologna), 15 - 8 - 64

Onorevole, 

la notizia della sua malattia mi ha profondamente toccato e mi determina a fare ora quello che tante altre volte avrei desiderato, cioè assicurarla del mio costante ricordo. Solo un senso di discrezione, accresciuto dal particolare riserbo di questa mia vita ritirata e raccolta, mi aveva trattenuto sinora dallo scriverle. Eppure c’era spesso in me il desiderio di farle sapere che io continuavo a custodire nel cuore i ricordi di incontri che ho sempre ritenuto non esterni e banali: passando gli anni e purificandosi in me, nel mio nuovo stato, tante cose, ritornavo solo agli aspetti più essenziali e profondi di un rapporto che mi sembra sia stato ricco di umanità e di sincerità. 

Perciò ora il saperla infermo mi colpisce e mi rattrista profondamente. È veramente con commozione che formulo per la sua salute gli auguri più vivi e li accompagno, per quanto posso, con la mia preghiera sacerdotale al Signore. Spero che Ella li gradisca e che mi creda

suo

Giuseppe Dossetti


Una sgambata fuori città

A: La società civile è come un partito in cui gli iscritti non contano una cippa e il leader è eletto dai direttori dei giornali.

B: Bentornato fratello.Vedo che dopo aver peccato con Vendola sei tornato all’ovile. Potrai ricominciare come parafulmine.

A: Fratello, il PD funziona uguale. Chi elesse Veltroni?

B: Veltroni si è offerto di perdere e purtroppo è stato accontentato.

A: No, Veltroni è stato scelto da 3 milioni di persone che hanno votato come Ezio Mauro indicava loro.

B: Repubblica al massimo 1milione.Gli altri 2 milioni é stata colpa della Gazzetta dello Sport.

A: Giù le mani dalla Gazzatta, l’unico quotidiano che merita di essere comprato!

B: Il ciclismo è uno sport sano e alla portata di tutti, contro la vecchiaia e le malattie, ma soprattutto conferisce grande lucidità ed efficienza sul lavoro […]
Voglio anche dire che mi fanno pena e schifo gli impiegati che vengono in ufficio in macchina e che la sera corrono a rinchiudersi in quelle scatole di sardine invece di farsi una bella sgambata fuori città…

Parole sante

pollon:

paz83:

Nell’ultimo periodo ha rilasciato più interviste Walter Veltroni che Al Pacino in tutta la sua carriera.

Ma meno interessanti.

Pesi e misure

La scorsa settimana si è suicidato un sacerdote bergamasco di 51 anni, protagonista di un servizio delle Iene che ne denunciava le molestie ai danni di due ragazzi.
Nel commento apparso il 30 novembre su Avvenire si leggeva: «Lo avevano azzannato con clamore “Le Iene” […]. E su Avvenire avevamo detto: se non è squallido teatro tv, ma violenza grave e vera fatene il nome e, d’ora in poi, fateli sempre e non infangate più la tonaca […]. Le Iene, almeno, riflettano».
Non ho nessuna intenzione di difendere “Le Iene”, un programma che non seguo da anni e che non mi piace (al pari di Striscia la Notizia, e per lo stesso motivo: lo sberleffo è reazionario). Però a volte la cronaca riserva strani incroci. Pochi giorni dopo, si suicida un diacono salentino che così spiega il suo gesto: «Volevo diventare sacerdote e tutta la mia vita è stata dedicata a questo, ma mi è stato negato». Non so se anche questo suicidio si possa interpretare come «un gesto tremendo di solitudine, non di libertà», per usare le parole di Paola Binetti ma mi aspetto che la Chiesa, almeno, rifletta.

(da Rip.ilcannocchiale.it)